Contenuti scritti con l’AI e SEO: cosa accetta Google e dove si rischia

Google non penalizza i contenuti perché sono scritti con l'intelligenza artificiale, ma perché non aiutano chi legge. Cosa dicono le linee guida, dove si rischia e come usare questi strumenti senza produrre pagine inutili.

Contenuti scritti con l'AI e SEO: cosa accetta Google e dove si rischia

Da quando gli strumenti di intelligenza artificiale generativa sono alla portata di tutti, molti siti hanno cominciato a pubblicare articoli scritti in pochi secondi, a decine per settimana. Se gestisci un sito, la domanda te la sarai fatta anche tu: Google li penalizza? La risposta ufficiale, chiarita a febbraio, è più sfumata di un sì o di un no.

Google dice di premiare i contenuti utili e di qualità indipendentemente da come sono prodotti. Non importa se un testo l’ha scritto una persona o un software: importa se risponde davvero a chi cerca. Resta però valida la regola contro lo spam. Usare l’automazione per produrre contenuti con lo scopo principale di manipolare il posizionamento viola le linee guida, con o senza intelligenza artificiale.

A fine 2022 Google ha aggiunto una E ai criteri con cui i suoi valutatori giudicano la qualità, che sono diventati E-E-A-T. Oltre a competenza, autorevolezza e affidabilità conta l’esperienza diretta. Chi ha usato davvero un prodotto, visitato un luogo o risolto un problema ha qualcosa che un modello linguistico non può inventare.

Dove si rischia

Il rischio maggiore è la produzione in massa: centinaia di pagine simili, una per parola chiave, senza nulla di proprio. Poi ci sono gli errori, perché i modelli inventano dati, nomi e fonti con grande sicurezza, e i testi corretti ma generici, identici a mille altri. Su salute, finanza e diritto il margine di errore si riduce ancora: lì precisione e affidabilità pesano più che altrove.

Usata con criterio, l’intelligenza artificiale aiuta a costruire una scaletta, raccogliere le domande frequenti, rivedere chiarezza e lunghezza di un testo. Ma ogni dato e ogni affermazione vanno verificati da una persona, e ogni pagina ha bisogno di qualcosa che solo tu puoi aggiungere: un esempio reale, una foto, un caso seguito, un’opinione motivata. Mostra chi scrive e perché è credibile.

Negli Stati Uniti Google sta sperimentando risposte generate dall’intelligenza artificiale in cima ai risultati. Se si diffonderanno, a fare la differenza saranno i contenuti abbastanza originali da essere scelti come fonte.

Un esercizio utile: prendi le ultime dieci pagine pubblicate di corsa e chiediti, per ciascuna, cosa offre che il primo risultato di Google non offra già. Quelle senza risposta vanno arricchite, unite o tolte.

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