ChatGPT search: un nuovo canale di ricerca da tenere d’occhio (e da non bloccare per sbaglio)

OpenAI ha portato la ricerca web dentro ChatGPT, con risposte che citano le fonti. Per il marketing è un canale nuovo: quali crawler lasciare passare e come rendere i contenuti citabili.

ChatGPT search: un nuovo canale di ricerca da tenere d'occhio (e da non bloccare per sbaglio)

Il 31 ottobre OpenAI ha integrato la ricerca sul web dentro ChatGPT. La funzione, ChatGPT search, nasce dal prototipo SearchGPT provato in estate: risponde con informazioni aggiornate e mostra i link alle fonti. Per ora è riservata agli abbonati Plus e Team, ma OpenAI ha annunciato l’estensione agli utenti gratuiti nei prossimi mesi.

È un nuovo posto in cui le persone cercano prodotti, servizi e risposte. I volumi sono ancora piccoli rispetto a Google, ma il comportamento è diverso. Non si digitano due parole chiave: si fanno domande complete, si confrontano opzioni, si chiede un consiglio come lo si chiederebbe a un collega. Se il tuo sito viene citato in quelle risposte, riceve poche visite, ma molto qualificate.

Due crawler, due scelte

OpenAI usa due bot distinti, e confonderli è l’errore più comune. OAI-SearchBot serve alla ricerca: chi lo blocca non compare nelle risposte con fonti di ChatGPT search. GPTBot raccoglie contenuti per l’addestramento dei modelli. Le due impostazioni sono indipendenti, quindi puoi bloccare l’addestramento e restare visibile nella ricerca.

Il problema è che molti siti, nel 2023, hanno bloccato i bot dell’intelligenza artificiale in blocco, con regole generiche nel robots.txt, nel firewall o nella CDN. Se l’hai fatto anche tu, potresti essere escluso dalla ricerca senza saperlo.

Per essere citati non servono trucchi particolari. Funziona una risposta chiara in apertura, seguita da dettagli e approfondimenti. Funzionano i dati concreti e aggiornati, come prezzi, orari, specifiche e zone servite, scritti come testo vero nella pagina e non dentro immagini o contenuti caricati da script complessi. E conta la coerenza tra sito, scheda aziendale e profili: informazioni contraddittorie confondono anche questi sistemi. Sono, in fondo, le stesse buone pratiche della SEO di sempre.

Apri il robots.txt del tuo sito e guarda come tratta OAI-SearchBot e GPTBot, poi controlla le regole del firewall e della CDN. Decidi in modo consapevole: visibilità nella ricerca sì o no, addestramento sì o no. In GA4 crea un gruppo di canali che isoli il traffico con referrer chatgpt.com e delle altre piattaforme di intelligenza artificiale.

Infine fai una prova: chiedi a ChatGPT della tua attività e dei tuoi servizi, come farebbe un cliente. Annota cosa risponde e quali fonti cita. Potresti scoprire che parla di te citando un concorrente.

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