Spyware Graphite su WhatsApp: tra i bersagli un giornalista e attivisti italiani

WhatsApp ha bloccato una campagna con lo spyware Graphite di Paragon contro circa 90 utenti in due dozzine di Paesi. In Italia sono coinvolte sette persone, tra cui il direttore di una testata giornalistica.

Spyware Graphite su WhatsApp: tra i bersagli un giornalista e attivisti italiani

Il 31 gennaio WhatsApp ha avvisato circa 90 utenti in una ventina di Paesi che i loro telefoni erano stati presi di mira da uno spyware sviluppato da Paragon Solutions, azienda israeliana che vende il prodotto Graphite esclusivamente a governi. WhatsApp ha detto di aver interrotto la campagna a dicembre e ha inviato a Paragon una diffida formale.

Tra i destinatari dell’avviso c’è Francesco Cancellato, direttore di Fanpage.it, testata nota per le inchieste su corruzione, criminalità organizzata ed estrema destra. Si sono fatti avanti anche Luca Casarini, fondatore di una ONG che soccorre i migranti nel Mediterraneo, e Husam El Gomati, attivista libico critico verso la politica italiana in Libia. Il 5 febbraio il governo ha confermato che in Italia gli utenti coinvolti sono sette, ha negato ogni coinvolgimento e ha affidato gli accertamenti all’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

Il giorno dopo alcuni quotidiani internazionali hanno riferito, citando una fonte anonima, che Paragon avrebbe interrotto il rapporto con i clienti italiani, tra cui un’agenzia di intelligence e una forza di polizia, per violazione dei termini d’uso. Non ci sono conferme ufficiali. Ed ecco la domanda che resta aperta: se il governo non c’entra, chi in Italia aveva un contratto con un’azienda che vende solo ai governi?

Nessun clic

Secondo quanto comunicato, l’attacco non richiedeva alcuna azione da parte della vittima. Niente link da aprire, niente allegati da scaricare. Una volta installato, uno spyware di questo tipo legge anche i messaggi delle app cifrate, perché li intercetta sul dispositivo, dove sono già in chiaro. La cifratura end-to-end protegge il viaggio, non il telefono.

Difendersi da strumenti venduti a governi è difficile, ma qualcosa puoi fare. Tieni sempre aggiornati sistema operativo e app: molte catene di attacco sfruttano falle già corrette. Riavvia il telefono con regolarità, perché alcuni spyware non sopravvivono al riavvio.

Se fai il giornalista, l’attivista o lavori con informazioni sensibili, valuta le protezioni avanzate del sistema, come la modalità di isolamento sui dispositivi Apple, che riduce la superficie d’attacco a costo di qualche comodità. E se ricevi una notifica ufficiale di attacco da WhatsApp, Apple o Google, non archiviarla: rivolgiti a un’organizzazione specializzata per far analizzare il dispositivo.

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