Il 15 giugno Microsoft ha ritirato l’applicazione desktop di Internet Explorer 11 sulla maggior parte delle versioni di Windows 10. Chi prova ad aprirlo viene progressivamente rimandato a Edge. Per le vecchie applicazioni aziendali resta la modalità IE dentro Edge, ma per il web pubblico l’epoca di Explorer si è chiusa.
Prima di festeggiare, apri gli analytics e guarda la quota di visitatori che arrivano ancora con IE. Su quasi tutti i siti è vicina allo zero. Se è così anche per te, puoi smettere di scrivere codice per un browser che per anni ti ha costretto a ripieghi, polyfill e fogli di stile separati.
Quello che puoi usare senza riserve
CSS Grid completo, con aree nominate e gap, al posto dei layout costruiti con float e margini negativi. Le variabili CSS per colori, spaziature e temi, modificabili anche da JavaScript. Flexbox con gap, ormai supportato da tutti i browser principali. Funzioni come clamp(), min() e max(), che danno caratteri e spaziature fluidi senza decine di media query. Proprietà logiche come margin-inline e padding-block. E sul fronte JavaScript moduli, async/await e fetch senza conversioni pesanti, oltre a WebP per le immagini e WOFF2 per i caratteri.
Quello che puoi togliere
La parte più soddisfacente è cancellare. Via i polyfill per Promise, fetch e simili che oggi carichi per tutti i visitatori, anche per chi non ne ha bisogno. Via i prefissi -ms-, i commenti condizionali, gli script e i fogli di stile dedicati a IE. E via le impostazioni di build che riscrivono il tuo JavaScript in una sintassi di oltre dieci anni fa: aggiorna l’elenco dei browser supportati, di solito nel file .browserslistrc o in package.json, e lascia che il bundler produca codice moderno.
Il guadagno si misura. Prima di toccare qualcosa annota il peso dei file CSS e JavaScript della home, poi ripeti la misura dopo la pulizia. Su un sito con qualche anno sulle spalle, la differenza sorprende spesso anche chi l’ha costruito.
Se invece gestisci un’intranet che dipende ancora da IE, configura la modalità IE di Edge e intanto metti in calendario l’aggiornamento di quelle applicazioni. È una proroga, non una soluzione.



