Toyota, dieci anni di posizioni dei veicoli esposte per un errore di configurazione cloud

Per quasi dieci anni un ambiente cloud senza autenticazione ha esposto la posizione di circa 2,15 milioni di veicoli Toyota in Giappone, insieme ai video delle telecamere di bordo. Nessun attacco: solo una configurazione sbagliata.

Toyota, dieci anni di posizioni dei veicoli esposte per un errore di configurazione cloud

Il 12 maggio Toyota ha chiesto scusa ai clienti giapponesi per una fuga di dati durata quasi dieci anni. Un ambiente cloud gestito dalla controllata Toyota Connected era configurato in modo errato e permetteva di leggere i dati senza alcuna autenticazione. L’esposizione è iniziata il 6 novembre 2013 e si è chiusa solo il 17 aprile 2023.

Sono coinvolti circa 2,15 milioni di clienti: in pratica tutti quelli che in Giappone si sono iscritti ai servizi connessi dell’auto, come T-Connect, G-Link e G-BOOK, tra il 2012 e aprile 2023, clienti Lexus compresi. Erano esposti:

  • la posizione dei veicoli, con data e ora;
  • il numero di telaio e l’identificativo del terminale di bordo;
  • i video registrati all’esterno dell’auto dalle telecamere di bordo.

Secondo Toyota non ci sono nomi né indirizzi di casa, e non risultano usi illeciti. Se qualcuno abbia scaricato i dati in quei dieci anni, però, è difficile da stabilire. E il numero di telaio si legge attraverso il parabrezza: chi conosce l’auto di una persona può ricostruirne gli spostamenti.

Nessun attacco, solo una porta aperta

L’azienda spiega che mancavano regole e controlli adeguati sulla configurazione del cloud e che il personale non ne era abbastanza consapevole. Nessuna tecnica sofisticata: una risorsa lasciata aperta e mai verificata per anni. È lo stesso errore che negli ultimi anni ha esposto in tutto il mondo bucket di storage e database senza password.

Il primo passo per non ripeterlo è sapere cosa hai. Fai l’inventario delle risorse cloud, compresi snapshot e ambienti di prova dimenticati, perché non puoi proteggere ciò che non sai di avere. Imposta l’accesso privato come predefinito e richiedi un’approvazione esplicita per ogni risorsa pubblica. Gli strumenti di controllo della configurazione integrati nei principali provider segnalano da soli ciò che è raggiungibile da Internet: attivali e leggi i loro avvisi.

Poi chiediti per quanto tempo ti servono davvero dati come posizioni e video. Dieci anni di storico sono dieci anni di esposizione possibile. Se gestisci dati che passano per fornitori o controllate, prevedi verifiche periodiche anche nei loro ambienti: in questo caso l’errore stava proprio lì.

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